Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi Monte Falterona e Campigna, è attraversato da  I Cammini di Francesco in Casentino per circa 60 km: vi si entra nella loc. di Valagnesi, nel comune di Pratovecchio Stia, e si continua a cammininare entro in confini dell’area protetta fino a Chiusi della Verna, e poi al Santuario della Verna.

Il Parco, un’area di pregio che racchiude la parte sommitale delle montagne del Casentino per una superficie di 36.000 ha, ha caratteristiche uniche a livello faunistico e floristico: le ultime tre tappe del Cammino ( Stia – Camaldoli, Camaldoli – Badia Prataglia, Badia Prataglia – Chiusi della Verna ), sono indimenticabili per bellezza e fascino, luoghi unici in cui farsi permeare dalla bellezza di Madre Natura, aree geografiche da rispettare e tutelare!

Parco e Cammini di Francesco in Casentino

L’associazione I Cammini di Francesco in Casentino aderisce alla Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS) promossa dall’Ente Parco, e ha deciso di operare per la valorizzazione, la tutela e la riconoscibilità degli aspetti naturalistici dell’area protetta, dedicando a tutti i pellegrini che attraversano il Parco seguendo il tracciato della Via di Francesco in Toscana, un’attenzione in più: presso ogni struttura della rete dell’Ospitalità sarà a disposizione un QRcode “speciale” (riferimento Azione n. 48 CETS PNFC annualità 2022-2023-2024)!

Ognuno di voi potrà conoscere in anticipo alcune delle peculiarità naturalistiche, storiche e gli ambiti di ricerca e tutela che riguardano le zone che il giorno successivo potrete attraversare seguendo il cammino: ci auguriamo in questo modo di dare uno strumento a tutti i pellegrini con il quale essere in grado di godere e comprendere quanto speciale sia il territorio tutelato dall’Ente, quanta bellezza sia nascosta in ogni angolino spesso sottovalutato o frettolosamente oltrepassato, quanta importanza abbiano i pellegrini che diventano, in questo semplice modo, ambasciatori consapevoli essi stessi.

La scansione del QR code che vi collegherà con la pagina dedicata alle tappe qui di seguito (la suddivisione in tappe è così proposta solo per motivi di consuetudine).

*Da Stia a Camaldoli

*Da Camaldoli a Badia Prataglia

*Da Badia Prataglia a Chiusi della Verna

Camminare nel Parco richiede alcune semplici regole dettate del buon senso e dall’esperienza di chi ha vissuto la montagna prima di noi: teniamole bene a mente!

Da Stia verso il Parco Nazionale

Stia, paese d’origine (e invenzione!) del Panno del Casentino, alla cui lavorazione era dedicato il Lanificio, ancor oggi si caratterizza per lo stretto legame con i corsi d’acqua che lo attraversano (l’Arno e lo Staggia, che da il nome al paese) e il territorio montano che lo circonda.

Storia e Territorio, Storia e Tradizioni rappresentano un mix indissolubile che permea anche il pellegrino nel suo cammino verso la meta: nel lasciarsi alle spalle il paese di Stia percepisce il distacco lento, ma progressivo, dal presidio con cui l’uomo segna, e segnava il suo limite fisico in montagna, e incontra i primissimi lembi di foresta millenaria.

La Via di Francesco in Toscana incontra il confine del Parco nel comune di Pratovecchio Stia (AR), in località Casalino (provenendo da Nord) ed a Chiusi della Verna in loc. La Beccia (provenendo da Sud e seguendo per Firenze), e l’intera Montagna di San Francesco, con il Santuario, è realmente inclusa nel Parco.

Salendo dunque verso Camaldoli la foresta si fa presenza tangibile e compagna di viaggio: la sua variabilità durante le stagioni la rende un elemento a cui prestare davvero attenzione, ma allo stesso tempo sono estremamente importanti anche le piccole nicchie ecologiche che preserva: il Laghetto di Asqua (poco dopo il rifugio omonimo) ne è un esempio.

Il parco partecipa a numerosi Progetti Life e il sito di Asqua è interessato da un Progetto Europeo (WETFLYAMPHIBIA Life) per il recupero e la conservazione degli anfibi (Uluru appenninico, Salamandrina di Savi e Tritone crestato), dei lepidotteri (Euplagia quadripunctaria ed Eriogaster catax) e degli ambienti umidi ad essi collegati.

Le specie forestali tipiche di questo tratto del cammino sono la douglasia (riconducibile a rimboschimenti piuttosto recenti post seconda guerra mondiale, che hanno occupato gli antichi coltivi caratterizzati da terrazzamenti con muretti a secco) e l’abete bianco, albero simbolo di Camaldoli, che ha molteplici legami con l’ordine monastico stesso, sia di carattere commerciale che prettamente religioso.

L’abete e la flora della foresta, ma anche i castagni secolari presso il Monastero di Camaldoli con il famosissimo Castagno Miraglia, e il Laghetto Traversari presso l’Eremo o il Vivaio di Cerreta raccontano e introducono l’approccio specifico che l’ordine camaldolese ha avuto con la coltivazione forestale: una sorta di massa da plasmare in un ordine ben definito, un approccio completamente opposto a quello che Francesco ha reso regola per i suoi frati sul Monte della Verna.

Nel Parco c’è un motto: Le idee diventano paesaggio!

Da Camaldoli verso Badia Prataglia

Camaldoli, circondato dalla foresta degli abeti bianchi, accoglie i pellegrini da millenni: una storia che attraversa i secoli quella del Monastero e dell’Eremo, che hanno festeggiato il millenario nel 2012: il dualismo dell’Eremo e del Monastero, per l’occasione, torna nelle rappresentazioni simboliche della Porta Speciosa e nell’elenco delle piante di ispirazione al monaco ecco tornare l’abete bianco (abies alba).

In ottica di conservazione della biodiversità dell’area e quindi la tutela degli habitat specifici, anche nella foresta Biogenetica di Camaldoli è possibile imbattersi in ulteriori interventi del progetto WETFLYAMPHIBIA Life, in particolare la realizzazione di nuove aree umide, nel restauro e creazione di abbeveratoi, il miglioramento di pozze già esistenti (per un totale di più di 115 interventi in tutto il Parco).

Il futuro saranno invece oggetto di recupero le praterie di P.gio alle Capre, che sono attraversate dal tracciato prima di entrare nel territorio di Badia Prataglia: il recupero delle praterie, poche e sporadiche nell’area del Parco nazionale, permette un habitat specifico ai passeriformi che altrimenti scomparirebbero dall’elenco dell’avifauna (progetto LIFE Shepherds for biodiversity in mountain marginal areas).

La foresta di abeti lascia il posto progressivamente a quella di faggio (Fagus Silvatica), predominante in tutta la dorsale appenninica del Parco: le antiche faggete del Parco Nazionale e la Riserva Integrale del Sasso Fratino sono entrate a far parte della Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. L’area designata a Parco Nazionale comprende la Riserva Integrale del Sasso Fratino, la prima Riserva Integrale istituita in Italia nel 1959 sotto la gestione del Dipartimento della Biodiversità dei Carabinieri di Pratovecchio, per un totale di circa 782 ha e un’ampia superficie circostante di circa 7.942 ha , per un totale di circa 7.724,28 ha: si tratta del sito più grande tra quelli designati in Italia, e uno dei complessi forestali più grandi d’Europa.

 

L’arte dell’intaglio del legno con le raffigurazioni storiche di Badia Prataglia: dal basso in alto l’Abbazia, la foresta, l’orante e il fregio, l’Eremo di Camaldoli a sinistra e Il Santuario della Verna a destra.

E la faggeta accompagna i pellegrini fino a Badia Prataglia (bellissima l’abbazia), storica stazione climatica, e tradizionalmente legata alla lavorazione del legno di faggio e altre specie: e ogni foresta che si rispetta ha le sue storie ed i suoi fantasmi!

Un torrente famoso scroscia dalle pendici di Badia Prataglia: è l’Archiano di dantesca memoria, citato e geograficamente collocato dal Sommo Poeta nella Divina Commedia:

A piè del Casentino traversa un’acqua c’ha nome l’Archiano, che sovra l’Ermo nasce in Apennino.

Dante Alighieri – Divina Commedia – Purgatorio Canto V

E questo inevitabilmente di offre uno sguardo nuovo sul Cammino: acque freschissime e pulite: anche l’Arno, che nasce sul vicino Monte Falterona e che abbiamo avuto modo di incontrare a Stia, ha la sua citazione nella Commedia

Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona,
e cento miglia di corso nol sazia…”

Dante Alighieri – Divina Commedia – Purgatorio, Canto XIV

e la limpidezza e la bontà di queste acque e del bacino idrografico che nasce sulle pendici del Parco, ancor oggi mantengono caratteristiche di eccellenza: la fauna tutta, ma soprattutto quella ittica, godono di attenzioni particolari volte al recupero e la conservazione della trota mediterranea (Salmo cettii  o  Salmo macrostigma) attraverso il progetto Lifestreams, che prevede poi il ripopolamento in tratti specifici dei torrenti del Parco con questi esemplari cresciuti negli incubatoi.

Da Badia al Monte della Verna

Il nostro cammino vede la meta, ma non una meta qualunque: è un monte particolare la rupe calcarea culminante nel Monte Penna – alla sommità delle cui pareti occidentali si affaccia la cittadella monastica – e si alza bruscamente dal letto di argille su cui galleggia: lo scoglio roccioso emerge, ed è ricoperto, dalla foresta, conservata nella sua ricchissima varietà da quasi otto secoli di gestione francescana che vedeva il bosco come parte del creato attraverso cui si manifestava l’opera di Dio, e come tale da rispettare e venerare. Perciò a La Verna il bosco è in gran parte rimasto com’era: una magnifica foresta mista di grandi faggi e abeti bianchi, e un ricco sottobosco che comprende agrifogli e tassi.

Il monte di Francesco ha esercitato ed esercita tutt’oggi un richiamo immenso per i pellegrini: l’asprezza del monte e la dolcezza della flora che lo caratterizza si scontrano in un mix affascinante, in cui ammirare ogni dettaglio della creazione e in cui il Cantico delle Creature prende materialmente forma.

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