Postille sul “Cammino di san Francesco”

Postille sul “Il Cammino di San Francesco”

Giacomo di Zebedeo, fratello dell’evangelista Giovanni, morì a Gerusalemme nel 44, ucciso “di spada” per ordine di Erode Agrippa. Con l’accenno al martirio (At 12, 1-2), finiscono le notizie storiche sul suo conto e comincia il florilegio delle saghe. La loro diffusione si deve al lancio che ne fece la Legenda aurea di Jacopo da Varagine. Stando a questo best seller medioevale, il corpo del martire sarebbe stato sepolto dai discepoli in un luogo della Galizia che dal nome “campo delle stelle” si chiamò Santiago di Compostela. Così è nata una delle mete più care ai pellegrini.

Fra i tracciati da loro seguiti, i più noti partono dalla Francia e superano gli 800 km. Naturalmente san Giacomo non ne ha percorso nemmeno uno. […] La storia in realtà proprio questo dimostra, che i cammini dei pellegrini non sono stati quasi mai percorsi dai santi a cui sono dedicati. Si può allora concludere che la loro origine è casuale? Non proprio. Delle motivazioni ci sono state e non è difficile individuarle.

Per cominciare esistono ragioni di opportunità. […] Ragioni positive, valide per tutti i percorsi religiosi, stanno all’origine della nostra Guida intitolata “Da Firenze alla Verna passando per Ama”. Sono riconducibili a tre ordini.

1) È un dato di fatto che quasi ogni giorno sul cammino da noi evocato passano pellegrini di tutta l’Europa e specialmente della Germania. La nostra Guida si basa su Guide tedesche e olandesi, benché per il tratto Firenze-Consuma avremmo preferito seguire l’esercito guelfo sceso nel 1289 a Campaldino per la strada descritta dal Villani: Badia a Ripoli, attraversamento dell’Arno, Cassia fino a Pontassieve, Prato al Pruno (o Badiola, oltre la Consuma), Campaldino. Poi abbiamo capito che le vie dei pellegrini nascono da tradizioni ideali. Importante è il paesaggio, che deve avere tali qualità di bellezza schiva da aiutare ognuno a ritrovare se stesso o reddere se sibi, come diceva sant’Agostino. Non meno importanti sono, distribuiti lungo il percorso, simboli e spazi che ricordino la sacralità della meta. Decisiva la presenza di punti legati alla memoria del Santo che dà il nome al cammino.

A Firenze, in Via de’ Bardi, Francesco giunse nel 1211 e tornò negli anni 1213, 1217, 1221, ricevendo in dono l’oratorio di Santa Croce. Una cella dell’Eremo di Camaldoli è dedicata a lui che sognò la vita eremitica. La strada ideale tra Firenze e la Verna offre in Casentino bellezze uniche: crinali aperti sull’infinito; valli ricche di memorie e di verde come quella del Vincena; castagneti fatati; il Masseto con i ruderi etruschi dell’VIII secolo a. C.; il prodigio delle foreste di Camaldoli e di Badia Prataglia; la Valle Santa scolpita finemente dal Corsalone e dal Corezzo.[…]

2) Per ricostruire gli itinerari dei pellegrini è indispensabile guardare alle pievi, ai monasteri, agli hospitalia. Sotto la data 1048 (da una trentina di anni Romualdo aveva fondato l’Eremo e riformato l’Ospizio di Fontebona), gli Annales Camaldulenses annotano: «In quell’epoca non esisteva quasi monastero che, in base alla regola dettata dal santo padre Benedetto, non avesse collegato un ospizio per accogliere i poveri e i pellegrini (hospitale pro pauperibus et peregrinis suscipiendis)».

La nostra Guida cita un bel numero di hospitalia, distribuiti lungo il percorso. Passata la Consuma, s’incontrano Gualdo, Campolombardo, Stia, Lonnano, Camaldoli, Badia Prataglia, Corezzo.

3) Un po’ per volta la gestione degli hospitalia passò ai laici, associati in compagnie o confraternite rette da Statuti approvati dal vescovo. Se il carattere essenziale della loro organizzazione interna era la democrazia (i priori e il camarligno venivano eletti annualmente per sorteggio o squittini), la loro attività era rivolta all’accoglienza. Lo provano gli Statuti della Compagnia di San Rocco che, uniti a quelli delle Compagnie dell’Immacolata e del SS. Sacramento, formano un manoscritto di 92 pagine, da noi restaurato e riposto nell’archivio parrocchiale di Lonnano. Nel 1515 questo Popolo con «il Popolo del Casalino, et il Popolo di Baselica e di Valiano» costruì uno spedale sul sentiero 72. L’edificio esiste tuttora ridotto dal Comune ad ambulatorio. Accanto sorge un tabernacolo dedicato a san Rocco, protettore dei pellegrini. Tutto il rione ha preso il nome di Ospedale.

Il Capitolo III di questi Statuti prescrive che lo Spedale sia tenuto «a ordine», con i «letti bianchi», pronti a «raccorre» i poveri e i pellegrini. Il successivo è intitolato: «Del modo che s’ha a tenere per la peste». «Ordina» che i priori e il camarlingo «usino tal cura e diligentia che non si habbia a essere come bestie». In caso di «suspitione di peste (che lo altissimo Dio ce ne guardi)» ai pellegrini va assicurata assistenza spirituale e materiale. Se muoiono devono trovare «gente che sotterrino», pietosamente. Nel 1591 lo Spedale fu ceduto al prete Jacopo Cappelli. Il contratto «rogato per mano di Ser Antonio del Medico da Prato Vecchio, notaro pubblico fiorentino» obbligava il parroco e i successori a «mantenere un letto allo Spedale per servizio del Poveri passeggeri».

Per spiegare chi fossero i «poveri passeggeri» per i quali poveri pastori, contadini, boscaioli si accollarono il peso di costruire lo Spedale e di pagare 3 soldi annui per far parte di Compagnie incaricate di gestirlo, c’è solo una possibilità: identificarli con i pellegrini del cammino di san Francesco.

Questi pellegrini ci sono ancora. Ad Ama lo scorso inverno (2017) abbiamo ospitato un trentenne di Valencia diretto a Firenze dalla Verna. Ci ha confessato che per superare una grave crisi è sceso in strada. Con pochi indumenti nello zaino, senza né soldi né telefonino, ha percorso la Spagna e l’Italia. Gli abbiamo acceso il riscaldamento e dato da mangiare. Il giorno dopo, al mattino presto, era già in cammino. Sul libro del pellegrino ha scritto un’intera pagina, e tra le altre queste parole: «Esta casa albergue de peregrinos es sin duda un lugar en donde se respira paz, en donde uno olvida (dimentica) los kilometros que hace, el cansancio (la stanchezza) o la dura jornada. Gracias de todo corazon… Alberto Castello de Pereda – Peregrino por la Paz – Boicarent; Valencia; España.»

Un’italiana invece si è abbandonata all’estro lirico e ha raccontato così la sua compagnia:

«Chi intreccia ghirlande,

chi intreccia parole,

chi intreccia amicizia.

Luoghi magici di rinascita,

di “invisibile” pace che “si vede”.»

I pellegrini sono come i poeti. Hanno una propria sensibilità. Li sostiene la fiducia nell’uomo. Vedono persino quello che non c’è, come la pace e l’amicizia, e lo creano. Parlano con i santi e con gli alberi. Sono liberi. Amano improvvisare e “inventare” anche i cammini.

Forse guardando al loro modo d’intendere l’avventura della vita, possiamo persino smettere di becchettarci per voler dimostrare quello che non è dimostrabile, o che comunque appartiene al mondo riscaldato dal sentimento e illuminato dalla fede.

FRANCESCO PASETTO

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